Formula E, performance e sostenibilità

Formula E, performance e sostenibilità

La sfida della sostenibilità passa anche attraverso lo sport. Lo ha dimostrato la tappa italiana del Campionato Mondiale di Formula E, che si è tenuta ieri a Roma su un circuito cittadino disegnato tra le strade dell’Eur.

Monoposto dalle linee avveniristiche e dai motori estremamente silenziosi e puliti, quelle di Formula E. Auto in grado di arrivare a punte di 240 chilometri orari contando solo sulla propulsione di batterie elettriche, tanto performanti quanto rapide nell’esaurirsi.

In una gara di poco più di 30 giri, infatti, i piloti devono effettuare uno spettacolare cambio di auto a circa metà Gran Premio, lasciando il bolide “scarico” per uno “carico” al 100% con cui terminare la corsa, con almeno l’1% di batteria residua, pena la squalifica. Dura, questa Formula E.

E, oltre a essere dura, è anche una scommessa, a quanto pare vinta. Nata pochissimi anni fa per volontà di Alejandro Agag e Jean Todt per dimostrare che sì, una visione diversa e più sostenibile del mondo del motorsport è possibile, la Formula E ha pian piano preso piede grazie al sostegno di aziende fortemente convinte del suo valore sportivo e ambientale.

Aziende come G. H. Mumm, che con il suo champagne e da sempre di casa sui circuiti e sui podi automobilistici e che declina nei suoi processi produttivi e aziendali questa attenzione alla sostenibilità. Come TAG Heuer, cronometrista ufficiale della Formula E, storicamente legata al mondo dei motori e partner anche della Red Bull in Formula 1. Come ABB, title sponsor del circus che nel suo payoff “Let’s write the future. Together” condensa l’impegno a favore delle energie green.

Grazie ad attori come questi è possibile portare i motori nel cuore delle città. Grazie all’impatto ambientale e acustico estremamente limitato, la Formula E si corre infatti su circuiti urbani, su strade di norma percorse dal traffico di tutti i giorni, avvicinando famiglie e persone alle auto, facendo loro vivere l’esperienza di toccarle con mano.

Un approccio diverso, più familiare, più green, che a Roma ha mosso migliaia di persone e portato un indotto interessante alla città. Una “prima” nella Capitale il cui successo ha spinto gli organizzatori e l’amministrazione capitolina a impegnarsi per portare la Formula E in città anche per i prossimi cinque anni.

E chissà che il circuito cittadino della prossima Formula E romana non sia davvero in centro, tra i Fori Imperiali, le Terme di Caracalla e il Colosseo. Del resto, se al Circo Massimo si sfidavano in corsa le bighe (mezzi decisamente green), una monoposto elettrica può sfrecciare senza problemi all’ombra della storia.

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