Casellati: «Serve una riforma della giustizia, in gioco lo stato di diritto»

Chiede un ruolo per le opposizioni. Dice basta all’abuso di strumenti straordinari come i decreti del presidente del Consiglio. Avverte: o i soldi dell’Europa arrivano subito, o rischiano di essere inutili. E lancia l’allarme: «Sulla giustizia è in gioco lo stato di diritto». Nel momento chiave del passaggio dalla Fase 2 al nuovo inizio, è un intervento a tutto campo quello di Maria Elisabetta Casellati, presidente del Senato.

Il 3 giugno l’Italia «riapre»: il Paese arriva preparato alla ripartenza o si poteva e doveva fare di più?
«Come donna ho imparato che nella vita si può fare sempre di più e meglio. Ci troviamo di fronte ad un Paese stremato e che ha paura. Tre mesi di epidemia e di isolamento domiciliare lo hanno messo in ginocchio. Noi dobbiamo aiutarlo. Sulla ripresa economica pesano ancora troppi interrogativi con un “tira e molla” di risposte che non possiamo permetterci. Serve chiarezza, rapidità ed efficacia. Aprire subito ed in sicurezza tutte le attività economiche. Mettere soldi in tasca agli italiani, sostenendo soprattutto le famiglie e i cittadini che non hanno un reddito fisso».

Lei ha denunciato l’uso troppo massiccio dei Dpcm: difesa delle prerogative parlamentari per ragioni istituzionali o il rischio è un altro?
«Il Dpcm è un provvedimento unilaterale del governo, calato dall’alto senza alcun voto del Parlamento. È oggettivamente pericoloso per la democrazia, anche se mi sembra che il governo lo abbia capito. Se così non fosse, sarebbe grave perché può rappresentare un rischioso precedente, soprattutto quando si tratta di diritti fondamentali, come la libera circolazione e l’iniziativa economica. Il ruolo delle Istituzioni è quello di vigilare sull’attività di governo. Ciò che è precluso dal Dpcm. Il Parlamento è per sua natura il luogo dove ci si confronta, si dibatte e si vota. È la voce dei cittadini perché, coinvolgendo tutte le forze politiche, raccoglie le istanze di persone, categorie, territori. E nessuna emergenza può fare venire meno la sua centralità, specie quando si toccano le libertà personali».

Anche per questo il centrodestra chiede di partecipare alla Fase 2: lo auspica anche lei?
«Certamente. È necessario che in una pandemia, come in guerra, i popoli siano uniti sotto la stessa bandiera: la difesa della vita personale ed economica. Purtroppo questo non è ancora accaduto. Non si può costruire il futuro del Paese a colpi di Dpcm e decreti legge blindati da voti di fiducia. È inaccettabile che di fronte a un dramma che ha provocato oltre trentamila morti e portato l’Italia in recessione le ragioni della contrapposizione prevalgano su quelle del confronto».

Intanto l’Europa sembra disponibile ad aiuti massicci all’Italia, dal Mes al Recovery Fund: che ne pensa?
«In questa settimana abbiamo avuto una buona e una cattiva notizia. La buona notizia è la proposta che vede l’Italia in una posizione rilevante in ordine all’assegnazione dei fondi europei per la ripresa economica. La cattiva notizia è che la proposta ancora deve essere discussa ed approvata nelle sedi competenti. Mi auguro che la decisione ne confermi i contenuti e che arrivi subito. È evidente che il tempo è un fattore decisivo per salvare l’economia. Perché se i soldi non arrivano adesso nelle tasche degli italiani, un’operazione pur conveniente rischia di rivelarsi inutile».

Con quale criterio spendere i fondi che saranno comunque ingenti, perché non sia un’occasione sprecata?
«Le dico una cosa. Ero il 1° maggio al Ponte Morandi e ho capito perfettamente come funziona il “modello Genova” di sviluppo economico: occorre investire i soldi che arriveranno in progetti strategici per costruire in sicurezza case, ponti, scuole, ospedali, strade, liberandoli da tutte le pastoie burocratiche e facendo assumere a ciascuno le responsabilità del fare. Gli italiani vogliono lavorare e progettare la crescita con aiuti che producano occupazione. Non servono misure assistenziali a pioggia che creano l’illusione di un benessere che non esiste. Ricordiamoci sempre, come dicevano i fratelli Taviani, che gli italiani sono i figli dei figli dei figli di Leonardo, di Michelangelo e di Raffaello».

Uno dei problemi più in vista della ripresa è la scuola.
«Sono molto preoccupata. I bambini e i ragazzi sono stati gli invisibili di questa pandemia. Occupiamoci di loro. Scuole aperte. Tutti in classe in sicurezza da settembre. La scuola non è solo didattica, è socialità. È il luogo dove i giovani si confrontano e parlano della loro vita. La scuola non può essere appaltata alle famiglie che hanno avuto il peso maggiore di questa chiusura. Penso alle donne che hanno raddoppiato il carico di lavoro tra professione, casa, figli e anziani».

Lo smartworking è una soluzione?
«Attenzione a vedere una soluzione nello smartworking, il lavoro agile, che rischia di essere un “falso amico” per le donne. Non vorrei che questo strumento, opportuno in una situazione straordinaria, diventi una copertura per ricacciare le donne a casa, portando indietro di 50 anni le lancette dell’orologio dell’emancipazione femminile. Non può, non deve e non lo lasceremo succedere. Le donne hanno già dimostrato la loro capacità di resistenza con manifestazioni di piazza. E ricordiamoci che quando le donne si arrabbiano diventano pericolose».

Nel frattempo è polemica violenta sulla giustizia, con il Csm oggetto di scontri censurati anche dal capo dello Stato: va riformato?
«Sì. Ho posto per prima il problema della necessità di un intervento chiaro e definitivo sui problemi in campo. Vedo con piacere che oggi sono al centro dell’attenzione. È chiaro ormai a tutti che non esiste solo il problema Palamara, le cui responsabilità saranno valutate, ma esiste il problema della giustizia italiana. La politica deve fare la sua parte con riforme strutturali, coraggiose e autonome, così come il Csm non può più lasciare margini di opacità. Ho fatto parte del Csm dal 2014 al gennaio del 2018 e queste sono state le mie battaglie. Ho sempre affermato che la giustizia, compreso il Csm, va rivista e riformata: sorteggio dei membri togati del Csm, non obbligatorietà dell’azione penale, separazione delle carriere, divieto di porte girevoli dalla magistratura alla politica e viceversa etc. L’ho detto e lo dico pensando alla maggior parte dei magistrati che stanno scoprendo in questi giorni un suk delle nomine e sono sbalorditi dall’abbassamento della loro credibilità nei confronti dei cittadini spesso inermi di fronte allo strapotere delle correnti. È in gioco il nostro stato di diritto».

29 maggio 2020 (modifica il 30 maggio 2020 | 13:14)

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Angelo Narcisi

Angelo Narcisi

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