Coronavirus, Italia “circondata” dai contagi: Francia, Spagna e il caso dei Balcani

In Europa è tempo di sfiducia. Paesi che si considerano più sani, o almeno un po ‘più virtuosi, come Norvegia, Finlandia, Grecia, Portogallo e, per ora, Italia, temono infezioni importate da stati in cui il coronavirus è ancora molto vivo. Non solo Spagna e Francia. Il termometro sale anche a nord, verso il Belgio e il Lussemburgo; e soprattutto ad est sull’altra sponda dell’Adriatico, dopo di che il virus è entrato in Italia dalla Croazia, infiltrandosi in un gruppo di trenta ragazzi veneziani. È a seguire due diciottenni padovani che avevano celebrato il diploma di maturità nell’isola di Pago in nome della spensieratezza. Risultato: tutti in quarantena e caccia aperta da parte delle ASL a chi è stato a distanza ravvicinata con il gruppo.

Aspetti positivi importati da oltre confine

In Friuli Venezia Giulia almeno cinque positivi, sulle ultime sette diagnosticate, lo sono “Importatori” d’oltre confine. Insomma, alla paura di nuovi focolai autoctoni si aggiunge quella di viaggiare “asili nido”. La Croazia, con meno di seimila contagiati dall’inizio dell’epidemia e un bilancio delle vittime ancora provvisorio di 157, non è tra le zone più spaventose. Da fine luglio, infatti, i casi ancora attivi sembravano in calo, ma sabato scorso il grafico ha mostrato per la prima volta in dieci giorni un modesto +16. L’attraversamento dei confini nazionali, soprattutto per il turismo, richiede un continuo aggiornamento per districarsi da autocertificazioni, verbali di esame, quarantene o veti improvvisi.

La curva ascendente nei Balcani

Le rotte da e verso i Balcani, dove la curva di diffusione del virus è in forte aumento quasi ovunque, sono percorsi ad ostacoli. Porte ancora chiuse in Italia, almeno virtualmente, per i cittadini extracomunitari dal Kosovo e dalla Serbia (dove il numero di persone contagiate ogni centomila abitanti nelle ultime due settimane è 65,9) e dal Montenegro (163). Chiusa, con qualche eccezione, anche con Bosnia (130), Macedonia del Nord (88) e Moldova. Non chiuso, al momento, per chi arriva da Bulgaria (43) e Romania (93,9) a condizione che, subito dopo aver messo piede o messo piede in Italia, sia sottoposto ad isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria.

La rivolta dei belgi armati di ombrelli

Nel nord Italia, in Lussemburgo, i contagiati recenti sono relativamente pochi in numero assoluto (924) ma troppi rispetto alla popolazione: 150 ogni centomila abitanti. In Belgio i casi negli ultimi 14 giorni sono quasi 7.000 (58,4): qui i morti dall’inizio dell’epidemia sono già quasi diecimila. Di fronte a un tasso di mortalità tra i più alti d’Europa, le autorità belghe hanno affidato alla polizia il compito di eseguire il distanziamento anche all’aperto; e due giorni fa sulla spiaggia di Blankenberge, non lontano da Bruges, decine di bagnanti si rivoltarono contro gli agenti, brandendo ombrelli. La spiaggia ieri è stata chiusa ai turisti diurni per ordine del sindaco, Daphné Dumery.

Il campo per promuovere l’immunità della mandria

Alcuni problemi di ordine pubblico sono sorti anche in Francia, nel Parco Nazionale delle Cévennes (Lozère) dove Sabato sera un rave party con oltre 10mila giovani ha occupato i pascoli e allarmato i contadini, che ha visto arrivare in poche ore 4mila auto cariche, nonostante il divieto di raduni e manifestazioni di oltre 5mila persone. A Tenerife la Guardia civil ha dovuto sfrattare una sessantina di persone si sono accampati proprio per favorire la diffusione del Covid-19, forse nella convinzione che propiziasse l’immunità di gregge. Unità di polizia appositamente costituite controllano il rispetto delle regole nei locali notturni di alcune località spagnole, come Saragozza (Aragona) o Fuengirola (Andalusia).

9 agosto 2021 (modifica il 9 agosto 2021 | 23:41)

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