Energia e mercato: esempio tedesco e esitazioni italiane

La guerra in Ucraina ha portato i paesi europei a fornire sussidi e forme di sostegno a imprese e cittadini per far fronte all’elevato costo dell’energia a seguito di un’esenzione temporanea sugli aiuti di Stato concessa dalla Commissione Ue. Salvo proroga, la deroga dovrebbe scadere il 31 dicembre, ma poiché l’emergenza in Europa non è finita, diversi Stati membri, a cominciare da Francia e Germania, ne chiedono singolarmente la proroga. La Germania, in particolare, ha già stabilito un pacchetto di aiuti da 28 miliardi in 5 anni per le sue imprese, grazie alla riduzione della tassa sull’elettricità per l’industria manifatturiera e a prezzi fissi di 60 euro al megawattora, meno della metà di quanto costa in Italia, per le aziende energivore particolarmente colpite dagli elevati costi energetici. La misura segue un sussidio fiscale da 7 miliardi già approvato ad agosto. A sua volta, la Francia sta cercando di creare un’esenzione che le consentirebbe di vendere l’elettricità generata nelle centrali nucleari ai cittadini francesi a prezzi ben inferiori a quelli di mercato.

In breve, Parigi e Berlino stanno lavorando duramente per risolvere il problema a beneficio dei loro cittadini. Curiosamente in Italia non c’è alcuna accelerazione nemmeno su soluzioni che sono già sul tavolo e che potrebbero cambiare radicalmente il peso dei costi energetici per i prossimi anni. La bozza del decreto Energia, che probabilmente domani arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri, contiene già misure utili per tutelare imprese e consumatori e favorire gli investimenti, ma da settimane la discussione è rinviata senza una ragione comprensibile e, soprattutto , in mezzo a voci su possibili modifiche al testo che potrebbero vanificarne gli effetti più significativi. Per avere un’idea della sua importanza basti osservare che la semplice estensione del mercato tutelato eviterebbe che quasi 10 milioni di individui, tra famiglie e imprese, finiscano nella rete del mercato libero, dove l’energia costa di più, senza piena consapevolezza dei rischi. Secondo Arera, l’autorità di regolazione dell’energia, lo scorso giugno erano circa 2.000 le offerte di energia elettrica sul mercato libero, ma di queste solo 200 erano più economiche della tutela. Stesso discorso per il gas, settore in cui su oltre 2.000 offerte solo due erano più vantaggiose della tariffa regolamentata. Nello specifico, ad agosto la spesa massima sul mercato libero a prezzo variabile ha raggiunto i 1.853 euro su base annua, per quello a prezzo fisso addirittura 3.554 euro, a fronte di un prezzo di maggior tutela di 892 euro. C’è qualcosa a cui pensare.

Discorso simile per il rinnovo delle concessioni idroelettriche. Lo schema di Decreto introduce una nuova modalità che le Regioni possono utilizzare per l’affidamento delle concessioni: la riassegnazione (quindi non una proroga) al concessionario uscente sulla base di linee guida adottate dalle Regioni in conformità ad un atto programmato approvato dalla Conferenza di Stato -Regioni e previa autorizzazione dell’Arera. Si tratta di proposte che potrebbero attivare investimenti per oltre 15 miliardi, che contribuirebbero ad aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili – e quindi a raggiungere gli obiettivi Ue legati alla transizione energetica – e ad alleggerire ulteriormente la dipendenza energetica dai fornitori esteri. La possibilità di riassegnare le concessioni all’outgoing, a fronte di robusti piani di investimento, costituirebbe un’alternativa che, oltre ad essere particolarmente valida in termini di decarbonizzazione e autonomia energetica, tutelerebbe l’Italia dalla concorrenza di gruppi stranieri, evitando di indebolire gli operatori nazionali e la loro competitività nel settore.

Come potete vedere, si tratta di misure urgenti e strategiche. Non agire con determinazione per timore di reazioni a livello europeo – dove peraltro non ha esitato ad autorizzare misure simili per Francia e Germania – significherebbe provocare gravi disparità a danno dei nostri operatori del settore che, oltre a non essere poter partecipare a gare in altri Stati membri (dove vigono divieti impossibili da superare), subirebbe la concorrenza di operatori stranieri in Italia.

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