Palamara radiato dalla magistratura. “È il direttore del sistema per condizionare le nomine dei procuratori”. Il processo disciplinare si è concluso al CSM

ROMA – Luca Palamara è fuori dalla magistratura. Per lui c’è la “rimozione”, la pena più severa prevista dalla giustizia disciplinare. Lo hanno deciso al CSM i giudici laici e professionisti della sezione disciplinare dopo tre ore in aula consiliare. La difesa aveva chiesto l’assoluzione o solo due anni di sospensione in attesa della sentenza del processo di Perugia in cui l’ex presidente dell’ANM (2008-2012), ex assessore del Csm (2014-2018), ma soprattutto potente leader del Unicost, l’attuale centro delle vesti, è accusato di corruzione.

Palamara ha rinunciato alle ultime dichiarazioni davanti al collegio che aveva anche annunciato di voler fare. “Il mio avvocato è stato molto bravo, basta” lo sentirono dire. Mentre, per il procuratore generale di Cassazione, le accuse sono state confermate dal sostituto procuratore generale Simone Perelli che con l’avvocato generale Pietro Gaeta non ha certo scontato Palamara, il cui comportamento è stato definito “inaudito di gravità”. Il difensore del Palamara, l’assessore di Cassazione Stefano Giaime Guizzi, ha chiesto che la sentenza disciplinare non sia “una condanna politica”, ma nel merito dei fatti.

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Palamara era in aula al momento della sentenza letta dal presidente del collegio Fulvio Gigliotti, laico del M5S. Non ha rilasciato dichiarazioni ma ha annunciato che interverrà alle 16.00 dalla sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina, luogo che considera rappresentativo per le sue future battaglie, a partire dal ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, dove Palamara lamenterà non solo il taglio dei testimoni richiesti (sei contro 133), ma anche la smentita sull’inutilizzabilità delle intercettazioni che, a suo avviso, coinvolgendo due parlamentari (Lotti e Ferri), non potevano essere registrate.

I fatti sono quelli della serata all’hotel Champagne, l’8 maggio 2019, quando Palamara incontra Luca Lotti, deputato del Pd, e Cosimo Maria Ferri, anche lui deputato del Pd in ​​quel periodo poi trascorso con Renzi. Con loro ci sono anche cinque consiglieri del Csm, Luigi Spina e Gianluigi Morlini di Unicost (secondo presidente della commissione per gli incarichi esecutivi), Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli, della magistratura indipendente. Un Trojan emesso dalla Procura di Perugia registra tutte le conversazioni. E rivela che, secondo la Procura di Cassazione, l’obiettivo era quello di far nominare a capo della Procura di Roma Marcello Viola, che era ed è tuttora procuratore generale a Firenze. A danno degli altri concorrenti, Giuseppe Creazzo procuratore di Firenze e Franco Lo Voi capo della Procura di Palermo. Ma la strategia mirava anche a porre gli “uomini giusti” ai vertici della Procura di Perugia, e infine a delegittimare il sostituto procuratore di Roma Paolo Ielo.

Barbara Matro

Barbara Matro

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