Salta l’affare su Autostrade

Stefano Montesi – Corbis via Getty Images

ROMA, ITALIA – 11 LUGLIO: La sede del gigante delle infrastrutture italiano Autostrade per l’Italia l’11 luglio 2020 a Roma, Italia. Il Partito “Potere al Popolo” ricorda che Autostrade per l’Italia, società controllata dalla holding Atlantia di proprietà della famiglia Benetton, è stata responsabile della tragedia del crollo del ponte autostradale Morandi a Genova, nel nord-ovest Italia, dove 43 persone sono state uccise il 14 agosto 2018 a causa di incuria e mancanza di manutenzione su quel ponte. Il governo ha annunciato di voler chiudere il dossier Autostrade in tempi molto stretti e ha confermato l’ultimatum alla società del gruppo Benetton e attende che una nuova proposta “vantaggiosa per lo Stato” venga portata al Consiglio dei Ministri il Martedì. (Foto di Stefano Montesi – Corbis / Getty Images)

La scrivania salta. Con lettere molto dure. E di accuse senza sconti. Più di due mesi dopo quanto considerato dal governo un gioco chiuso con l ‘“espulsione” dei Benetton da Autostrade, quella stessa partita è stata aggiornata nei risultati. Con un conto molto pesante. Questo: tra Atlantia, la società attraverso la quale i Benetton controllano la società autostradale, e Cassa depositi e prestiti, mediatore e baricentro della nuova rotta voluta dal dirigente, non c’è più spazio per negoziare e tradurre in un accordo scritto quell’accordo celebrato a Palazzo Chigi all’alba del 15 luglio. Si sta rompendo.

Succede tutto in poche ore. Nervoso, con mosse e contromosse con cui Atlantia e Cassa misurano la possibilità di andare avanti. Fino alla consapevolezza che il campo di gioco è così avvelenato da essere diventato impraticabile. È mattina quando nella sede di Atlantia è stata presa la decisione di rispondere alla lettera inviata dalla Banca ventiquattr’ore prima, così come il consiglio di amministrazione della società guidata dai Benettons ha deciso in autonomia una doppia via per la nuova Autostrade . In quella lettera il CDP chiedeva di seguire un altro schema, quello messo nero su bianco dal governo a metà luglio in un comunicato che annunciava l’accordo con la Benettons. E anche in quella lettera la Cassa chiedeva un’indennità, cioè di non dover rispondere in futuro per le responsabilità che si sarebbero potute accertare durante il processo sul crollo del ponte Morandi a Genova, trovandosi così a doverne sostenere il costo. di risarcimento che potrebbero essere miliardari.

Fabio Cerchiai e Carlo Bertazzo, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Atlantia, prendono carta e penna e scrivono all’amministratore delegato di Cassa Fabrizio Palermo. Undici righe per comunicare che la prova a doppio binario, approvata il giorno prima dal consiglio di amministrazione, era “iniziata oggi”. Un processo, scrivono i due manager, “al quale ci auguriamo vogliate partecipare”. Nella lettera, di cui Huffpost è in possesso, i vertici dell’azienda sono fiduciosi che “le difficoltà emerse nelle nostre interlocuzioni possano essere superate nell’ambito di un processo di mercato competitivo trasparente”. La lettera di processo è allegata alla lettera che delinea il percorso della doppia corsia e che fissa al 16 dicembre il termine per la presentazione delle offerte.

La lettera di Atlantia dice che la compagnia non ha intenzione di fare marcia indietro sul suo piano. Quindi o cessione dell’88% di Autostrade sul mercato o spin-off di Autostrade da Atlantia. E la lettera, non citandola, dice che non c’è indennità. Le due richieste della Cassa vengono respinte. In particolare, per Atlantia, non è possibile risalire allo schema del 14 luglio, che prevede l’ingresso di Cdp nel capitale di Autostrade come primo passo attraverso un aumento di capitale riservato. Atlantia, invece, dice che il percorso è diverso, deciso da tutti i suoi partner.

Questo è uno dei punti che alza la temperatura della trattativa. Già giovedì, nel comunicato a corredo della decisione del consiglio, Atlantia ha sottolineato che questo doppio binario è rivolto “sia a CDP che ad altri investitori istituzionali”. Ma questa indicazione, letta da Atlantia come una porta aperta per la Cassa, viene invece interpretata dalla stessa controparte come una porta aperta a tutti e quindi non esclusiva. Di Più. Se Atlantia lega questo nuovo schema alla necessità di avere il consenso di tutti i suoi azionisti e di seguire una logica di mercato, nell’altro campo della trattativa la mossa è vista come un disinteresse degli impegni presi e come un superamento di quelle condizioni che hanno invece protetto la Cassa da molti punti di vista, a cominciare dal prezzo da pagare per essere in gioco. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il governo perché legittimare la nuova strada di Atlantia significa rinnegare quella ritenuta definitiva e più conveniente, anche politicamente. L’unico che può fargli dire che un euro non finirà nelle casse della Benetton.

La lettera di Atlantia arriva ai piani alti della Cassa nel primo pomeriggio. E finisce sotto i raggi X. In serata, sono trapelate fonti aziendali che dalla lettera, con la conferma del doppio binario, risulta che gli impegni assunti dagli amministratori delegati di Atlantia e Aspi il 14 luglio sono stati del tutto disattesi. Si sottolinea la massima disponibilità della Banca a trovare soluzioni di ragionevole compromesso e di mercato, avendo accolto la maggior parte delle richieste della controparte, ma anche avendo richiesto garanzie di mercato sui rischi legati al crollo del ponte Morandi. Un approccio che però, secondo quanto riportano le stesse fonti, si scontrava con un atteggiamento dilatorio di Atlantia. Il punto che rende tutto incrinato è l’indennità. Una condizione di mercato che la Cassa definisce obbligatoria per qualsiasi investitore di mercato. Senza l’indennità – è il ragionamento – la delibera in consiglio di amministrazione è impossibile. E poi una chiusa che fotografa la rottura. Fonti affermano che Atlantia chiude così ogni possibilità di proseguire le trattative.

Passano pochi minuti e le fonti di Atlantia rispondono: “Atlantia non ha mancato di rispettare nessun tipo di impegno” e “Cdp è stata prontamente invitata a prendere parte a questo percorso”. Poi passiamo alla questione più scottante, quella dell’indennizzo. E qui le fonti affermano che la richiesta di indennizzo “non sussiste nell’ambito delle grandi operazioni di mercato del mondo infrastrutturale”. Di Più. Le stesse fonti sottolineano che nella lettera di impegni inviata da Atlantia al Governo il 14 luglio, quella che ha costituito la base dell’accordo, “non è prevista alcuna forma di indennità”. E poi ancora viene citata la lettera inviata alla Banca ea tutti gli altri investitori dove “si afferma chiaramente che Atlantia non rilascerà alcun tipo di garanzia nei confronti di Aspi”. La conclusione è che le eventuali decisioni della Cassa non rientrano nelle “scelte trasparenti e di mercato del consiglio di amministrazione di Atlantia”.

In mezzo alla rottura, finisce anche il governo. Il ministro dei trasporti Paola De Micheli afferma che l’esecutivo “non è disposto a ritardare per un tempo infinito”. Minaccia o no, Conte è tornato a parlare di revoca con i ministri coinvolti nel gioco. Come due mesi e mezzo fa. Solo che rispetto a due mesi e mezzo fa c’erano i festeggiamenti a Palazzo Chigi, l’esultanza dei 5 stelle per la “cacciata” dei Benettons, una trattativa tra CDP e Atlantia conclusa a pezzi. Nel frattempo spuntano fondi istituzionali ed esteri. Interessato a capire come possono essere nel gioco. Ridisegnarlo. Perché mettere le mani su una parte o su tutto Autostrade significa il contrario “Abbiamo un’autostrada” pronunciato con grande entusiasmo da più di pochi al governo due mesi e mezzo fa. È già un altro gioco. Per riprodurre.

Angelo Narcisi

Angelo Narcisi

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