Superbonus, il costo della cessione del credito sale fino al 25%: ma è legale?

Superbonus: spesa per l’erario

Il costo del Superbonus continua a gonfiare il debito pubblico: a settembre la spesa potenziale per l’erario relativa al Superbonus per l’efficienza energetica delle case italiane è aumentata di oltre 3,5 miliardi rispetto al mese precedente. Gli investimenti ammessi alla detrazione, infatti, hanno raggiunto gli 88,2 miliardi, di cui 77,2 relativi ad opere già realizzate. Siamo quindi di fronte ad una spesa potenziale fino a 97 miliardi di euro, contro i 93,5 di agosto. Parliamone spesa potenziale perché non è sicuro che i crediti d’imposta verranno incassati per intero, visto che le operazioni di cessione del credito continuano ad andare lentamente. Una boccata d’aria fresca per i singoli contribuenti arriva dalla ripresa delle attività delle Poste, che ha annunciato la riapertura dell’acquisto dei crediti dei contribuenti. Ne scriviamo qui.

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L’acquisto di crediti

Poste acquista crediti dal Superbonus fino a 150mila euro (ma comprendendo eventuali bonifici già effettuati in precedenza) e per le operazioni che danno diritto a un credito d’imposta del 110% in quattro anni acquistano a 94 euro per ogni 100 di spesa. Oltre a Poste è operativa Intesa Sanpaolo, sempre in merito il Superbonus 110% rimborsa l’85,45% del credito d’imposta, pari a 93.995 euro per ogni 100 di spesa. Secondo il foglio informativo la Cassa di Risparmio acquista a 92 euro per 100 di spesa. Unicredit acquista dalle imprese solo crediti derivanti da uno sconto in fattura pari all’85,80% del valore nominale, pari a 94,38 euro per ogni 100 di spesa.

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Le piattaforme

Sul mercato operano diverse piattaforme private, operative ormai solo per le prime vendite (le altre sono riservate a banche, assicurazioni e finanziarie vigilate). A titolo di esempio lo segnaliamo sulla piattaforma Sibonuspromosso da Ordine dei Dottori Commercialisti e Unioncamere, il bonifico dal Superbonus ha un prezzo di 90,75 euro per ogni 100 di spesa.

Peggioramento delle condizioni di trasferimento

Ma ovviamente c’è chi offre anche meno. Un lettore ci ha informato che i lavori sul suo condominio sono bloccati dall’azienda che non intende operare con lo sconto in fattura perché per riassegnare il credito l’unica persona disponibile a rilevarlo offrirebbe solo il 75%. In pratica, per ogni 100 euro fatturatiio l’azienda riceverebbe 82,5 euro (ovvero il 75% di 110). È necessaria una premessa: un rapporto di cui non abbiamo conoscenza diretta, ma è pur vero che da mesi le associazioni dei costruttori lamentano un forte peggioramento delle condizioni alle quali possono cedere i propri crediti, un aumento, a loro avviso solo parzialmente giustificato dall’aumento del costo del denaro.

Tassi soglia per il bonifico?

L’e-mail del nostro lettore solleva una domanda molto interessante: le operazioni di finanziamento hanno tassi soglia, pubblicati ogni tre mesi dalla Banca d’Italiaoltre il quale si considera l’operazione usuraria. Ciò vale anche per la cessione del credito? Abbiamo affidato la questione al commercialista Christian Dominici, titolare di uno studio milanese specializzato nella gestione dei crediti d’imposta.

La riserva bancaria

«Ci ​​sono due problemi. La prima riguarda la riserva bancaria prevista dall’art. 106 Testo Unico Bancario. La normativa fiscale lo prevede espressamente i crediti derivanti dai bonus edilizi sono trasferibili anche alle imprese, appare quindi evidente che il cosiddetto non opera riserva bancaria. Tuttavia, secondo quanto stabilito dall’Ufficio Informazione Finanziaria della Banca d’Italia con nota dell’11 febbraio 2021, particolare attenzione va posta a tutte quelle entità giuridiche – non bancarie – che sono state strutturate per essere utilizzate nei trasferimenti continui di crediti d’imposta ad una pluralità di enti (ad esempio attraverso la realizzazione di specifici siti web o la diffusione di messaggi promozionali anche tramite social network). In questo caso si potrebbe ritenere sussistente la professionalità dell’ente e quindi la violazione della riserva bancaria. In pratica, un conto è se cedo il mio credito, ad esempio a un parente dotato di capacità fiscale, un altro se lo cedo a un ente per il quale la compravendita di crediti è un’attività”.

Lo standard antiusura

La seconda questione è quella dell’applicabilità della normativa antiusura. Spiega Dominici: «Il 14 gennaio 2021 la Banca d’Italia ha pubblicato la comunicazione “Trattamento segnalativo in Centrale Rischi e in AnaCredit delle cessioni di crediti d’imposta” e ha chiarito che le cessioni di crediti d’imposta caratterizzate dall’assenza del diritto alla riscossione del canone – causa credendi – e dalla mancata valutazione dell’ solvibilità nella decisione di acquistare o meno credito l’imposta non deve essere segnalata alla Centrale Rischi della Banca d’Italia o ad AnaCredit”.

Adozione di un prezzo “equilibrato”.

Si ritiene, infatti, che la cessione di crediti d’imposta non sia necessariamente un’operazione finanziaria o un anticipo di credito – cioè in queste cessioni manca, o comunque può mancare, lo scopo del finanziamento (esempio: potrei essere un soggetto molto liquido e che non necessita di nuova liquidità, ma ha comunque interesse a vendere i crediti d’imposta per non perderne l’utilizzo). «In questo senso – prosegue Dominici -, mancando il diritto di riscossione, in assenza di una valutazione del merito creditizio del cedente e lo scopo del finanziamento, deve essere considerato l’arte. la regola non è applicabile 644 cp in materia di usura. Tutti gli operatori devono però essere invitati ad adottare per i crediti acquistati un prezzo “equilibrato”, che tenga conto dei costi di struttura di queste operazioni, e di un margine di profitto adeguato e non esagerato per gli operatori”.

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